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Carbon neutrality: cos’è davvero, come funziona e cosa cambia con la nuova normativa europea sui green claim (2026)

Negli ultimi anni, il concetto di carbon neutrality è entrato con forza nel linguaggio delle aziende. Dichiararsi “carbon neutral” è diventato un segnale di impegno ambientale, un elemento distintivo nelle strategie ESG e, spesso, uno strumento di comunicazione.

Ma il contesto sta cambiando rapidamente.

Con l’introduzione della nuova normativa europea sui green claim (Direttiva (UE) 2024/825), recepita in Italia con il D.Lgs. 20 febbraio 2026 n. 30 (“Attuazione della direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione”), le regole diventano molto più stringenti. A partire da settembre 2026, non sarà più sufficiente dichiarare la neutralità carbonica: sarà necessario dimostrarla, documentarla e renderla verificabile.

In questo scenario, comprendere cosa sia davvero la carbon neutrality – e come costruirla in modo credibile – diventa fondamentale per qualsiasi azienda.

Cos’è la carbon neutrality

La carbon neutrality, o neutralità carbonica, è la condizione in cui le emissioni di CO₂ generate da un’attività vengono bilanciate fino ad arrivare a un impatto climatico netto pari a zero.

Questo risultato si ottiene combinando due elementi fondamentali: da un lato la riduzione delle emissioni, dall’altro la compensazione delle emissioni residue attraverso progetti ambientali certificati.

È importante chiarire un punto spesso frainteso: la carbon neutrality non significa “non emettere”, ma gestire in modo responsabile e tracciabile il proprio impatto climatico.

Carbon neutrality vs Net Zero: una distinzione fondamentale​

Nel dibattito sulla sostenibilità, si tende spesso a usare “carbon neutrality” e “net zero” come sinonimi. In realtà, indicano due approcci diversi.

La carbon neutrality si basa su un equilibrio tra emissioni e compensazioni, e può essere raggiunta anche nel breve periodo attraverso l’integrazione di strumenti di offsetting.
Il Net Zero, invece, implica una trasformazione più profonda e strutturale, con un forte orientamento alla riduzione delle emissioni lungo tutta la catena del valore e un ricorso alla compensazione limitato alle sole emissioni residuali non eliminabili.

Questa distinzione sta assumendo un peso crescente anche sotto il profilo normativo e reputazionale, poiché le istituzioni europee e gli standard internazionali tendono a privilegiare approcci basati sulla riduzione reale delle emissioni.

Il ruolo dei crediti di carbonio

I crediti di carbonio rappresentano uno degli strumenti più utilizzati per la compensazione delle emissioni. Ogni credito corrisponde generalmente a una tonnellata di CO₂ equivalente che è stata evitata o rimossa dall’atmosfera grazie a un progetto certificato.

Questi progetti possono riguardare diversi ambiti, come la riforestazione, l’agricoltura rigenerativa o la protezione degli ecosistemi naturali. Il loro valore non risiede solo nella riduzione o rimozione delle emissioni, ma anche nei benefici collaterali che possono generare in termini di biodiversità, sviluppo locale e resilienza dei territori.

Nel tempo, tuttavia, il mercato dei crediti di carbonio ha evidenziato alcune criticità, legate soprattutto alla qualità dei progetti, alla trasparenza dei processi e alla verificabilità dei risultati. Questo ha portato a una crescente richiesta di sistemi più rigorosi di monitoraggio, reporting e verifica, nonché di maggiore tracciabilità lungo tutta la filiera.

In questo contesto si inseriscono modelli operativi che puntano a una maggiore trasparenza e prossimità territoriale, come quelli registrati con noi, che collegano direttamente le aziende ai progetti ambientali e rendono verificabile l’impatto generato.

L’evoluzione normativa europea sui green claim

L’adozione della Direttiva (UE) 2024/825 rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione della normativa europea in materia di sostenibilità e tutela dei consumatori.

L’obiettivo della direttiva è quello di contrastare le pratiche di comunicazione ambientale ingannevole, rafforzando la trasparenza e l’affidabilità dei cosiddetti “green claim”.

La direttiva interviene modificando il quadro normativo esistente sulle pratiche commerciali scorrette, introducendo criteri più stringenti per la validità delle dichiarazioni ambientali.

In particolare, viene stabilito che le affermazioni ambientali devono essere supportate da evidenze scientifiche solide, verificabili e aggiornate. Non è più sufficiente utilizzare espressioni generiche o suggestive: ogni claim deve essere proporzionato, preciso e comprensibile.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’utilizzo di claim climatici basati sulla compensazione delle emissioni. La normativa europea evidenzia infatti il rischio che tali affermazioni possano indurre in errore i consumatori, suggerendo un impatto ambientale nullo laddove le emissioni continuano a essere generate.

Il recepimento in Italia: il D.Lgs. 20 febbraio 2026 n. 30

Il D.Lgs. 20 febbraio 2026 n. 30 recepisce la direttiva europea nel contesto italiano, rendendo operative le nuove disposizioni e attribuendo all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) il compito di vigilare sulla loro applicazione.

Il decreto introduce un sistema più strutturato di controllo sui claim ambientali, prevedendo la possibilità di sanzionare le pratiche commerciali scorrette e di richiedere la modifica o la rimozione di comunicazioni ritenute ingannevoli.

Per le aziende, questo si traduce nella necessità di adottare un approccio più rigoroso e documentato nella comunicazione della sostenibilità: le affermazioni devono essere supportate da dati verificabili, basate su metodologie riconosciute e, ove necessario, sottoposte a verifica indipendente.

Esempi di comunicazione conforme alla normativa

Un’azienda che voglia comunicare in modo conforme alla nuova normativa non dovrebbe limitarsi a dichiarare:

– “Siamo un’azienda carbon neutral” – 

Questa affermazione, non essendo descrittiva delle modalità con cui l’azienda ritiene di aver raggiunto l’obiettivo della neutralità climatica, rischia di essere considerata fuorviante.

Una comunicazione più corretta, trasparente e conforme alla nuova normativa sui green claim, potrebbe invece essere strutturata in questo modo:

– “Nel corso del 2025 abbiamo misurato la nostra impronta carbonica secondo standard riconosciuti (GHG Protocol), individuando un totale di 1.200 tonnellate di CO₂ equivalenti generate dalle nostre attività.

Abbiamo avviato un piano di riduzione che ci ha consentito di abbattere il 35% delle emissioni attraverso interventi di efficientamento energetico e utilizzo di fonti rinnovabili.

Le emissioni residue sono state compensate attraverso l’acquisto di crediti di carbonio certificati, generati da progetti di agricoltura rigenerativa in Italia, selezionati sulla base di criteri di tracciabilità, verificabilità e impatto ambientale misurabile.” – 

oppure, una versione più breve potrebbe essere:

“Nel 2025 abbiamo misurato e ridotto del 35% le nostre emissioni secondo standard riconosciuti; le emissioni residue sono state compensate tramite crediti di carbonio, certificati, tracciabili e legati a progetti italiani verificati.“

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Implicazioni per la comunicazione della carbon neutrality

Alla luce del nuovo quadro normativo, l’utilizzo del termine “carbon neutrality” richiede particolare attenzione.

Il rischio principale non riguarda tanto il concetto in sé, quanto il modo in cui viene comunicato. Espressioni sintetiche come “impatto zero” o “emissioni compensate” possono risultare fuorvianti se non accompagnate da una spiegazione chiara e completa del processo sottostante.

Le aziende sono quindi chiamate a superare una logica basata su slogan e semplificazioni, per adottare una comunicazione più articolata e trasparente. Questo implica descrivere in modo puntuale le attività svolte, distinguendo tra riduzione delle emissioni e compensazione, e fornendo informazioni sui progetti finanziati e sui criteri di selezione dei crediti.

Verso un approccio più maturo alla sostenibilità

Dal nostro punto di vista, le nuove disposizioni normative non rappresentano un ostacolo alla carbon neutrality, ma piuttosto un’opportunità per rafforzarne la credibilità.

Il passaggio da una comunicazione semplificata a una più strutturata consente alle aziende di costruire un rapporto più solido con i propri stakeholder, basato su trasparenza e fiducia. Allo stesso tempo, favorisce lo sviluppo di un mercato dei crediti di carbonio più maturo, in cui la qualità e la verificabilità dei progetti diventano elementi centrali.

In questo scenario, strumenti e piattaforme che garantiscono tracciabilità, certificazione e connessione diretta con il territorio assumono un ruolo sempre più rilevante, contribuendo a rendere la compensazione un elemento credibile all’interno di strategie climatiche più ampie.

Conclusione

La carbon neutrality continua a rappresentare un obiettivo importante nel percorso di transizione verso un’economia a basse emissioni. Tuttavia, il contesto in cui questo obiettivo viene perseguito e comunicato sta evolvendo rapidamente.

La normativa europea e il suo recepimento in Italia introducono un livello più elevato di rigore, richiedendo alle aziende di dimostrare in modo puntuale e verificabile le proprie affermazioni ambientali.

In questo nuovo scenario, la sostenibilità non può più essere ridotta a un’etichetta, ma deve essere costruita come un processo strutturato, basato su dati, metodologie e trasparenza.

Le aziende che sapranno adattarsi a questo cambiamento potranno non solo evitare rischi normativi, ma anche rafforzare la propria posizione competitiva, contribuendo in modo concreto alla transizione ecologica.

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